Pagine

martedì

Nella casa delle meraviglie fascino e stile parlano italiano




Dagli anni Sessanta al Duemila, viaggio nel design di casa nostra tra pezzi che hanno fatto storia.

VENITE, accomodatevi in salotto:
c’è solo l’imbarazzo della scelta. Amate gli anni Sessanta e Settanta,
la carta da parati, la disco music, le
tonalità accese e Mina è la vostra
icona irrinunciabile?

Bene, eccovi accontentati!

Niente di meglio che
entrare in un ambiente soffice e caldo,
poggiarsi su un fantastico divano
in velluto come lo Strips disegnato
da Cini Boeri per Arflex e
chiudere gli occhi.

Comincia così
un viaggio nei sogni, nei gusti e
nel costume tricolore, partendo
proprio da quel living ineccepibile
dove la famiglia altoborghese si riuniva
per consumare il pranzo della
domenica.


Nell’angolo, la luce effimera
della lampada Falkland firmata
Bruno Munari.

E sulla parete di fondo una libreria da svenire:
la Book di Titti Fabiani, prodotta da
Ift Ideal Form e resa universalmente
celebre da Manhattan di Woody Allen.

«QUANDO il genio del design
Achille Castiglioni vide la Book
per la prima volta, rimase fulminato»,
spiega Luigi Caroppo di Berni Studio,
curatore della bella mostra
"Circolare nel tempo", fino all’8 marzo
al Mercanteinfiera di Parma.

«La Fabiani è una grafica
pubblicitaria, non si era mai
occupata di arredamento. Il suo
problema era che non riusciva a
trovare una libreria per casa sua come
avrebbe desiderato che fosse. E
così decise: me la progetto io».

È una delle tante piccole grandi storie
che hanno reso famosa nel mondo
la linea italiana, ben raccontate
ora nella retrospettiva parmigiana.

Quattro le ambientazioni proposte,
in ordine rigorosamente cronologico.
  • Dalla voce di Mina si passa
  • alle musiche di Spandau Ballet e
    Dire Straits (e al volto di Madonna),
    che accompagnano il salotto
    degli anni Ottanta e Novanta.
  • Poi la playlist vede in cima Eros Ramazzotti,
    perfetto testimonial con
    Kate Moss di una installazione minimalista
    datata Duemila.
  • Fino ai suoni di oggi:
    Mariah Carey e un
    pizzico di Sanremo, la foto di
    Beyoncé e il divano griffato De Paola,
    steso sul tappeto kilim di Matteo Pala.
MODERNITÀ e tradizione, il tragitto
è circolare come annuncia il titolo
della mostra.

Un sipario nero divide
i quattro ambienti, ma senza
una reale soluzione di continuità.

«C’è un unico filo conduttore
chiosa Caroppo – che unisce pezzi
talmente attuali da essere ancora
in produzione. Divani, librerie,
lampade e sedute che ciascuno di
noi ha negli occhi e nel cuore, capaci
di durare nel tempo senza corrompersi».

Pure emozioni, concretizzate
e affermate come splendidi
oggetti d’uso quotidiano, che campeggiano
nei più importanti musei del mondo.

Materiali, fattura, linea, colore, creatività:
tutto parla italiano negli arredi in mostra.

Il percorso accomuna architetti come
i fratelli Achille e Pier Giacomo
Castiglioni a Vico Magistretti,
un’azienda come la milanese Zanotta
ai brand Flos e Foscarini.

C’è la Vanity Fair, così morbida e
bombata, replica del catalogo Frau 1930,
archetipo della poltrona classico-moderna per eccellenza.
C’è il pouf più noto del cinema: il Sacco,
strumento di tortura per il povero Fracchia.

E poi le lampade:
la Twiggy da terra, la sempreverde
Arco, la pragmatica Dt light.

E ancora il fonografo Brionvega,
la scrivania Scrittarello, il divano Regent’s,
la chaise longue Boborelax,
la poltroncina Susanna e la Louisiana
nata da una sella di cavallo.

I visitatori si sentiranno come Alice
nelle stanze delle meraviglie.

Tutta questione di stile.

Nessun commento:

Posta un commento